scontro di civiltà per un ascensore a piazza vittorio

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio

questo libretto girava per casa e l’ho letto in questi giorni di studio, mentre preparavo il concorso. e ho fatto bene perchè ha la giusta leggerezza dell’occasione.

lo consiglio a tutti e gli darei 4 stelline (su 5!). di solito non mi piacciono i gialli (nè libri, nè film, nè tanto meno quei telefilm tipo csi) perchè quando  alla fine si scopre l’assassino io mi sono già persa tra i nomi ,  non ho  mai quell’intuizione che mi fa capire chi è il colpevole e diciamo pure che l’animo da detective non mi appartiene proprio.

e infatti questo libro non si legge per capire chi ha ucciso il Gladiatore, no, ma per respirare quell’aria, quell’atmosfera che pare quasi di esserci a piazza Vittorio. chi vive a Roma lo sa cosa vuol dire e forse, ormai, c’è una piazza Vittorio in ogni città. fa sorridere nelle verità raccontate da ciacun protagonista, ognuno ha la propria, ognuno capisce quello che vuole capire (forse quello che più gli fa comodo), fino alla verità di Amedeo. te lo leggi col sorriso tra le labbra in una storia surrelae di fraintendimenti e amore e odio verso lo straniero, verso quello che è diverso.

 


non appuntamento

morale della storia della mia non uscita di ieri con il dottor stranamore?

non dire gatto se non ce l’hai nel sacco

pare si sia ricordato solo alla fine di un ultimo impegno che gli riempiva irrimediabilmente anche il sabato pomeriggio e che quindi ahimè l’appuntamento doveva essere rimandato. e pare che l’impegno in questione fosse una esaltante festa di compleanno del figlio di amici. effettivamente la scusa è ineccepibile: ci sta tutto il festeggiamente del compleanno di un bambino di 6 anni il sabato pomeriggio, ma sono anche confidente del fatto che è sufficientemente intellingente e furbo da capire che se mi avesse detto che aveva un rave party forse non me la sarei bevuta…

in questo mese di assenza sono stata chiamata dal mio capo nel suo ufficio, una convocazione uffciale con tanto di riunione su outlook e oggetto  “feedback 2011″. sono arrivata intimorita, conosco il mio carattere e la mia poca attitudine a mandare giù i bocconi amari e mi asettavo un cazziatone. quando mi siedo davanti a lui, lui mi sorride e caccia fuori una busta, già, non sono molti, ma in riconoscenza del mio impegno e del mio lavoro, è arrivato un aumento. io allargo un sorriso a 36 denti e faccio per alzarmi e andare via quando lui frena le mie gioie e mi dice “ok, adesso parliamo dei lati negativi” e bla bla bla.

tre quarti d’ora a parlare di come sono supponente, saccente, orgogliosa,  ”certo è perchè il lavoro ti piace e sei una delle migliori del gruppo, ma il tuo cararttere così non va, sembra che tu.. come posso dirti… come posso spiegarti.. in parole povere… ecco.. tu te le tiri troppo”… (!)

e sempre in questo mese di assenza dal blog, mi è capitato di iniziare a sentire questo dottor stranamore. un giorno ero in fila a mensa e discutevo con la mia collega dei possibili risvolti di questa storia abbastanza surreale di conoscenza solo per via elettronica e non reale, parlavamo proprio di come fare il salto e passare dal messaggio ad una birra. io propronevo di invitarlo direttamente senza aspettare che a farsi avanti fosse lui, lei diceva che no, bisognava aspettare “tu sei così simpatica, intelligente, carina.. secondo me tu sbagli, tu.. sì, non voglio che tu fraintenda, perchè secondo me.. vedi.. ecco.. secondo me tu te la dovresti tirare di più”… (!!)

alla fine mi sono fatta coraggio e, al diavolo i consigli dell’amica, siamo in una società civile e le donne hanno gli stessi diritti dell’uomo, sì anche quelli di invitare una persona un sabato pomeriggio; ecco sì,  io, questa volta, ho dato ragione al mio capo e me la sono tirata di meno.

oggi è domenica e, compleanni a parte, da domani inizio decisamente con l’altra tattica..


di ritorno

e rieccomi quì, dopo più di un mese, di quasi assoluto silenzio.

e torno a scrivere con una casa acquistata, un concorso fatto e un quasi, speriamo, un appuntamento al buio programmato(che tanto mi piacciono,  tanto quanto mi deludono)..

la casa è arrivata, come si dice, quando (e come) meno te lo aspetti.

 un paio di settimane fa ero lì, ancora in attesa della risposta per la proposta fatta ad un tizio che non voleva cedere, quando mi chiama il tipo dell’agenzia e mi dice “senti io ho una casa dello stesso tipo di quella che cerchi tu a due palazzi più avanti di quella che stai rincorrendo e te la vendo per lo stesso prezzo, prendere o lasciare” .. e io ho preso. in tre giorni ho fatto tutto e oggi vado a lasciargli una congrua somma di risparmi e fatiche.

morale della storia? l’agente immobiliare ha dovuto vendersi casa sua affinchè io me ne comprassi una e mi togliessi dalle scatole… un pò come se un sacerdote, per farmi sposare, non trovando uno sposo consenziente, alla fine stremato dicesse “ok, prendi me basta che te ne vai”…

il concorso è stato questa settimana, sono usciti i risultati e sono tra i primi 200 idonei, su 700 partecipanti.

è uno di quesi concorsi che ti iscrivi 8 mesi fa pensando che studierai piano piano, ma poi lo sai che finisci per studiare solo il mese prima. e così un mese prima è sufficiente se togli tutto il toglibile dalle 24 ore di una giornata  (uscite e serate con gli amici, altre letture che non siano quei 3000 quiz, momenti liberi di svago e di altri pensieri, questo blog), per un mese è rimasto solo lavoro (che non rientrava nel toglibile ovviamente!) e studio.  è uno di quei concorsi italiani che arrivano 700 persone per 1 solo posto, non ero così illusa di vincere. dovevo solo rientrare nella lista degli idonei non vincitori per prendere un titolo, che magari non mi servirà mai, ma chi può mai dirlo.

morale della storia? avevo un cervello arrugginito, da cinque anni di lavoro passati senza mai prendere un libro (scolatico intendo) in mano, è stato pesnate e difficile, ho avuto momenti di sconforto e solitudine e tristezza. i criceti nel mio cervello si sono moltiplicati (uno solo non bastava a far girare la ruota!) ma vuoi mettere la soddisfazione di avercela fatta?

l’appuntamento al buio, che poi il buio proprio nero nero non è, perchè “grazie” al cielo esiste facebook e sono andata a sbirciare qualche foto (ok, ho barato visto che lui non potrebbe farlo visto che non sto su fb! ma non è che tutte le guerre debbano essere ad armi pari!) l’incontro non è ancora sicuro, pare che l’altro, che chiamerò dottor stranamore, sia molto impegnato e ha trovato un piccolo spazio per oggi pomeriggio, ma deve comunque confermarmi… e già marca male il ragazzo perchè ieri non si è fatto sentire (ma neppure io tosta!): sfugge per non dover dirmi che l’appuntamento è rimandato?  il silenzio prima dell’incontro? quell’imbarazzo che lascia senza parole, la realizzazione che in fondo: ma io e te, che ci dobbiamo dire? 

morale della storia? il sabato pomeriggio fa molto medie e tempo delle mele, ma tant’è.. non c’è ancora nessuna morale visto che ancora nulla è fatto. vi saprò dire, o non dire, tra 24 ore!


pasqua 2012

questa cazone mi è venuta in mente così.. pensando alla pasqua. a questa pasqua 2012

che uno ci creda o meno,la metto quì, dovesse passare qualcuno

http://www.youtube.com/watch?v=36T6TSYFjP8


festa del papà

dopo aver visto l’altra sera, Mio fratello è figlio unico,  mi è venuta voglia di leggere il libro di pennacchi Il fasciocomunista. non potevo comprarmelo per poi sentirmi in colpa di non avere tempo per leggerlo, ma dovevo comprarlo per sentirmi felice d’averlo a casa (è un ragionamento molto sottile, ma funziona). così ho pensato potesse andare bene per mio padre e per la festa del papà.

mio padre non legge libri di gente straniera e manco ascolta musica inglese, è una specie di “razzista” culturale  (forse perchè è della generazione di quelli che a scuola hanno studiato il francesce), così si è perso l’occasione di leggersi praticamente in prima uscita,  libri come on the road o il giovane holden o di decidere tra i beatles e i rolling stones. e se tu gli domandi ma che ti sentivi all’epoca? allora ecco gianni morandi e celentano, passando per gli improbabili al bano e claudio villa.

ma mannaggia! c’avevi il mondo che cambiava nelle tue mani! e tu mi ascoltavi claudio villa!? gli rispondo io.. ma non gli interessa e racconta che lui il sessantotto l’ha fatto con una manganellata presa per sbaglio un giorno mentre guardava all’università quei ragazzi che manifestavano.. non ho mai partecipato, proprio perchè ero figlio di gente povera e quindi non perdevo tempo a manifestare.

ma non è che non fosse di sinistra! anzi, si è pure candidato un paio di volte  con il partito comunista prima e i ds dopo e ovviamente senza mai essere eletto (manco mio nonno da convinto fascita l’aveva votato; ma gli aveva detto “professò, io non ti posso votà, ma ti faccio votà da mia moglie” un pò per la convinzione che il voto di una donna fosse meno importante, un pò era solo una spartizione di voti in famiglia: prima il duce e poi il genero).. 

semplicemente mio padre è fatto così..  e grazie a lui però ho una libreria piena di pirandelli e buzzati e moravia, passando per qualche pasolini e cassola.

quando l’ho sentito oggi mi ha detto che sta già a pagina 70.


mio fratello è figlio unico

“Quando non possiamo cambiare la situazione, siamo costretti a cambiare noi stessi”, ha detto il sopravvissuto all’Olocausto Viktor Frankl. La sua riflessione potrebbe essere quello che ti serve in questo momento, Bilancia. Stai lottando per cambiare una situazione che resiste a tutti i tuoi tentativi di modificarla? Se è così, ti invito a spostare l’attenzione su qualcos’altro. Non dedicare energie alle situazioni senza speranza. Dedicale piuttosto alla bellezza ancora incompleta di qualcosa che ti è più vicino: te stesso.

non mi piacciono gli oroscopi, di quelli che parlano di trigoni e pianeti contro (ok, a parte fox che secondo me ci prende) ma questo dell’Internazionale è un oroscopo diverso.. e pensandoci bene so pure percè mi piace così tanto, da aspettarlo il giovedì sia in rete che, se capita, al giornale.

lo leggo perchè mi piace che qualcuno mi dia un consiglio, un ordine, un “io ti dico di fare così, poi vedi tu”.. e guarda caso il consiglio lo trovo sempre, trovo sempre la situazione a cui le parole senza senso del tale bob ci calzano a pennello.. così quello di giovedì scorso era questo e me lo sono salvato, scritto sull’agenda e ho fatto quello che il tale bob mi diceva.

sto lottando per cambiare una situazione che resiste a tutti i miei tentativi di modificarla? non c’è espressione migliore per definire la mia storia finita e i miei tentativi, appunto di rimetterla in piedi..

non dedicare energie in situazioni senza speranza: ben detto!

dedicale piuttosto alla bellezza ancora incompleta di qualcosa che ti è più vicino: te stesso wow come suonano bene queste parole! e che nessuno mi venisse a dire che sono banali o che cavolo vogliono dire.. sono perfette e basta.

così questa settimana non l’ho mai cercato e oggi ovviamente si è fatto sentire lui..

“torni tardi da lavoro? magari ce la facciamo a vederci?”

“no, torno presto da lavoro, ma ho da fare questa sera”

in realtà non avevo un bel niente da fare questa sera.. così mi sono guardata mio fratello è figlio unico

 


sozaboy

                                                                                                                                                                                                       quando ci siamo incontrati, col mio gruppo di lettura, per discutere di questo libro non era ancora accaduto quello di cui parlano i giornali in questi giorni, per l’ingegnere ucciso in nigeria.

“fosse stato per me vi avrei fatto leggere un altro libro, ma trovare libri di nigeriani in italia, pure a roma, è difficile, così sozaboy è quello più  facilmente reperibile” 

questa volta ero arrivata all’appuntamento preparata, avevo letto tutto il libro (ce l’ho fatta con largo anticipo finendolo già il week end prima) e mi era pure piaciuto; così  quando il tizio, vestito con una tuta colorata e un fez in testa, un personaggio dai discorsi strambi (ad un tratto ha rivelato che pare ci sia stato anche un aspirante papa nigeriano dopo la morte di papa Giovanni paolo II, addirittura sposorizzato dagli ebrei americani) ha esordito la serata dicendo così, un pò ci sono rimasta male… il  tipo non amava troppo Ken Saro-Wiwa per il discorso della guerra nel biafra e dei suoi compromessi col governo “quando si scende a compromessi, anche una sola volta, si fa sempre una brutta fine” e secondo lui Saro-Wiwa aveva peccato in questo.

a me il libro è piaciuto e lo consiglierei, non è certo il libro che avrei preso passando per la fnac e sinceramente, non avrei manco scelto questa edizione, con lo sguardo del bimbo in copertina (come uno struzzo è sempre più facile non vedere, al massimo immaginare), ma sono contenta d’averlo letto ed essere arrivata fino alla fine. mi è piaciuto il suo modo di scrivere sebbene perso tutto nella traduzione dei termini nell’inglese rotten (pessimo) (e pure il titolo secondo me non è soldato bambino, soza sta per solder, ma dai racconti boy non è un bambino adolescente, sembra più un ragazzo) e la sua forma da racconto orale.

la fine non te l’aspetti, o almeno io non me l’aspettavo e se quella sera tutti vedevano il passare di Soza da una parte all’altra degli schieramenti come un parallelo della vita di Saro-Wiwa, io che tutte queste cose non le so, c’ho visto solo il messaggio che da qualsiasi parte tu stia, la guerra non ha senso è basta. 

e il fatto che il nemico non avesse nè un nome, nè una posizione geografica, secondo me è perchè semplicemente tutte le guerre sono uguali. sono tutte schifose allo stesso modo.

gli altri libri consigliati per la nigeria, se qualcuno fosse interessato, sono stati Il crollo e La freccia di Dio di Chinua Achebe.. carina questa libreria..


non c’è speranza..

sabato, in una giornata di lavoro straordinario per tutti, mega litigio con la mia ex capa, quella che credeva in me e mi voleva bene, quella per cui avrò sempre affetto e stima sconfinati, che mi chiamava nel suo ufficio e mi dava consigli; quella che poi però hanno spostato nel gruppo opposto e avercela contro non è così bello.

per litigio s’intende una serie infinite di e.mail con almeno altre 20 persone, tra indirizzi diretti e in copia, a farci da spettatori, come in una grande arena perchè le cose o si fanno in grande o non si fanno per niente, e che cavolo. peccato però che lei sia diversi livelli più in alto di me, non è “intoccabile” ma insomma, se uno non è scemo non se la mette contro… così come ho fatto io pari pari.

è dovuto intervenire il big boss, il mega direttore dalla poltrona in pelle umana, a dire “uè, ma che c’avete tempo da perdere? volete smetterla! bisogna collaborare!” parolina magica che mette fine ad ogni contrasto; perchè tu mica vorrai essere quella che non è pronta a collaborare? (in tutte le aziende si collabora, nel mondo intero si dovrebbe collaborare, l’ordine collaborare ci sta bene con tutto) e tutto è tornato a tacere, almeno apparentemente perchè io e lei abbiamo continuato a beccarci come moglie e marito alla spartizione dei beni.  

poi è interventuto anche il mio capo, pure detto mr big per il suo aspetto affascinante e l’essere disponibile, riprendendomi privatamente “ma che cazz.. dici? dovessi pure aver ragione (quindi ho ragione?) ti proibisco comunque di alimentare queste catene senza fine”

e in fine è arrivato il colpo basso della mia ex capa..   una e.mail privata in cui mi dice che sì sono assai intelligente e brava, ma che con tutto questo talento finirò per non farci niente se continuo così col mio carattere “fiero” e poi va avanti con una serie di poco auguranti immagini di me per sempre sola e ultima della fila se non cambierò..

io ho letto la e.mail, il colpo “sul personale” non me l’aspettavo e ho inziato a piangere.. che stronza!

e oggi mi viene pure a chiedere se c’ho riflettuto bene nel week end.. ho aspettato cinque minuti e poi le ho risposto “grazie per i consigli, ma io sono fatta così”.

già, non c’è speranza..


il libro da leggere

per il circolo di lettura che seguo, questo mese  (che poi mese non è stato per via dei tempi ristretti di febbraio) si parla della nigeria. ammetto la mia totale ignoranza, geografica e politica su questo paese e quindi il libro scelto, di cui dirò domani dopo l’incontro, è stata un’occasione per leggere e trovare qualcosa.

quando ho inserito in google il nome dell”autore Ken Saro-Wiwa (non utilizzo quasi mai le maiuscole, ma il suo nome se le merita tutte) sono risultati, a parte il libro, una serie di link che hanno fatto da preparazione alla mia lettura.

così sono contenta d’essere entata in quel circolo, perchè probabilmente non avrei mai letto, di mia spontanea volontà questo libro, e ancora di più sono contenta perchè senza questa occasione, non avrei mai conosciuto la storia di questo scrittore.

saviano, che non adoro particolarmente, ne ha parlato in uno dei suoi monologhi con fazio e le sue parole sono riportate pari pari nella prefazione dell’edizione del libro che ho letto. allora l’ho rivisto su youtube ed è ancora più chiara la linea che vuole marcare tra lui e Saro-Wiwa, ma di più mi è piaciuta la canzone del teatro degli orrori a sangue freddo che non avevo mai ascoltato prima.

Ovviamente ho deciso che da oggi non andrò più a fare benzina nè alla Shell, nè all’Agip.


polvere alla polvere

il secondo appuntamento del mio abbonamento a teatro è stato ieri sera ed era appunto polvere alla polvere al piccolo eliseo.

corriamo su via nazionale con un ritardo pazzesco io e la mia amica storica, in una roma paralizzata dallo sciopero, quando non sempre chi tardi arriva male.. ci toccano due posti giusto in seconda fila, che al piccolo eliseo vogliono dire sedersi in braccio agli attori e avere la sensazione che da un momento all’altro ti chiameranno a dire la tua battuta.

comunque, a mio parere la rappresentazione è stata bellissima e sarà a roma fino a domenica. ci sono questi tre attori che raccontano di mick che è morto cadendo dalle scale ubriaco; e sono l’ex moglie probabilmente ancora innamorata, il suo migliore amico che va a bere per non pensarci e un altro amico, che in realtà nessuno degli altri due conosce o ricorda.

a parte che è scritto molto bene e si passa da momenti con considerazioni divertenti e situazioni tragicomiche ad altrettanti istanti poetici, insomma si sta pur sempre parlando di morte; ma poi è davvero interessante come i tre attori non si rivolgano mai uno all’altro, ma parlano allo spettatore, raccontando ciascuno a modo suo, come sta vedendo e vivendo la morte dell’amico mick.

come se ciascuno raccontasse una storia diversa, come singoli strumenti, che suonavano da soli,indipendenti l’uno dall’altro che avresti capito la storia anche sentendone uno solo, ma che insieme si completavano come in un’orchestra.

qualche mese fa, nel periodo in cui, tra le varie opzioni, sono finita a fare un corso di teatro, in una delle tre lezioni che ho seguito, abbiamo fatto proprio un esercizio di questo tipo, uno raccontava e l’altro pure, dovevamo descivere lo stesso oggetto, lo stesso avvenimento.

mi è piaciuto, forse perchè è quello che troppo spesso dimentichiamo, che ciascuno di noi vive e sente in maniera differente la stessa vita.


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